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martedì 5 febbraio 2013

il web, il ragno e la farfalla

Web, molti lo scordano o lo ignorano, vuol dire rete. in rete si trovano un sacco di cose belle, tra cui questa canzone che vi consiglio di rispolverare come sottofondo musicale per la lettura di questo post. http://www.youtube.com/watch?v=ijxk-fgcg7c

E perchè si chiama così? Perchè tutti i link tra le nonriescoaimmaginarequantesono pagine che creano internet assomigliano all'immensa rete di un ragno. la rete, vista dal punto di vista del ragno, è un bel posto, dal punto di vista della farfalla un po' meno. E chissà se in questa metafora siamo i padroni di casa o gli ospiti.

mercoledì 2 maggio 2012

Cosa fa un coach in più? #1 ascolto

Immagina di essere in una stanza completamente silenziosa con le pareti perfettamente isolate acusticamente. Potresti giurare che in questo istante non c'è nessun rumore o voce o suono intorno a te.

Adesso immagina di mettere la mano in tasca e di tirar fuori una piccola ricetrasmittente.

martedì 28 dicembre 2010

perchè bisogna darsi un obiettivo?

La tua vita è come una pianta in un vaso.

Se l'anneffeierai troppo o troppo poco, se non le dai aria, se non la fertilizzi, se lasci che i rami secchino, la pianta morirà. Se, al contrario, le darai tutte le attenzioni di cui ha bisogno, la bagnerai quanto occorre, la pianta crescerà, verde forte, rigogliosa. Potrà essere una pianta ornamentale, con dei bei fiori, o un albero che da i suoi frutti (ognuno ha il proprio senso nella sua vita) ma è certo che se la accudirai, la pianta della tua vita saprà ricambiare tutte le fatiche che hai dovuto affrontare per farla crescere.
Rootsphoto © 2055 Steve Garry | more info (via: Wylio)

A un certo punto però, ti accorgerai che la tua pianta non cresce più, e, nonostante i tuoi sforzi,la tua adorata pianta sembra spegnersi, le foglie perdono colore, i frutti sono sempre meno, e hanno meno sapore.


La pianta della tua vita fatica ad esprimersi. e sai perchè avviene questo?

Perchè il vaso che la contiene non ha più spazio per accogliere le sue radici.


Allora potrai scegliere di lasciarla in quel vaso, con le radici costrette, impedendo che cresca ancora e costringendola ad un futuro in declino, oppure decidere di comprare un vaso più grande.

L'operazione non sarà facile: forse dovrai rompere il vaso in cui è ora, ravvivare le radici (col costo forse di perderne una parte), trovare la terra giusta per riempire il nuovo vaso più grande. La tua pianta potrà patire questo cambiamento, soffrirne, potrà addirittura sembrarti più deperita di quanto non lo fosse quando stava con le sue radici, strette nel vaso troppo piccolo. Ma quando quella pianta riprenderà il suo nuovo ciclo, la sua nuova vita sarà una pianta più forte, in grado di resistere ad avversità più aspre, capace di portare frutti o fiori più belli e in maggior numero.

Quella pianta è la tua vita, e i tuoi obiettivi sono il vaso. e questo è il motivo per cui vale la pena darsi degli obiettivi.

domenica 10 ottobre 2010

essere stressati è una scelta

Il titolo di questo post è un po' forte, me ne rendo conto e so già che molti dissentiranno. L'obiezione che sento (immagino di sentire) salire più forte è: quando lo stress è causato da fattori esterni come possiamo dire che si tratti di una scelta?

La "scelta" sta nel modo in cui diamo significato a quei fattori esterni; nel modo in cui lasciamo che quei fattori esterni siano influenti (o non lo siano) sul nostro livello di stress.

Ogni azione che facciamo nella nostra vita è una scelta; compreso dunque l'essere stressati.

Forse può trattarsi di una scelta tra poche alternative, anche se in realtà, quelle alternative potrebbero solo sembrarci poche (dal nostro punto di vista) ma essere in realtà molte di più. Magari potremmo essere convinti che ci mancano delle risorse o potremmo essere in un periodo in cui non riusciamo a capire quali sono i nostri veri punti di forza, quali le aree in cui poter crescere. (in tutti questi casi, il supporto di un coach potrebbe essere molto efficace).

Ma qual è il vantaggio di pensare in questo modo? Il vantaggio sta nel riportare su di noi il potere di cambiare le cose, anche quando "siamo stressati", anche quando pare che siano elementi "altri", a toglierci energie, causarci stress, abbassare le nostre risorse.

Faccio un esempio pratico... che, al solito, rende meglio l'idea. Pensa alla tua maggiore causa di stress in questo momento della tua vita, o la cosa che ti leva più energia (contro la tua volontà). Cosa potresti fare tu, per contrastare questa cosa? Di cosa avresti veramente bisogno per poterlo fare?





qualunque sia la tua situazione, puoi sempre fare qualcosa per renderla migliore.



martedì 3 agosto 2010

il viaggio del coaching


Ci sono diverse definizioni, più o meno ufficiali, del coaching.

Da quella di wikipedia.... apri la pagina

a quella dell’ICF (la associazione di coach professionisti più “importante” a livello mondiale)... apri la pagina

In questo post però non vorrei aggiungere una definizione in più (personalmente ho fatto mia la definizione ICF) ma dare la mia "visione" del coaching. La mia "visione" nel senso concreto della parola; cioè come visualizzo mentalmente il coaching quando lo devo descrivere a qualcuno, o quando lo adopero nelle vesti di coach dei miei clienti.

Per me il coaching è supportare il cliente nel suo percorso da un punto di partenza A a un punto di arrivo B, e aiutarlo a rendere questo “viaggio” il più rapido e semplice possibile.

Il punto A rappresenta dove il cliente si trova adesso, il punto B è la sua destinazione ideale: dove vorrebbe trovarsi se potesse decidere con piena responsabilità il proprio punto di arrivo.

A volte è sufficiente definire i due punti, tracciare una linea retta che li congiunga, scegliere il “mezzo di locomozione” e mettersi in marcia. A volte potranno presentarsi degli ostacoli lungo quella linea; sarà allora opportuno definire una strategia per superarli (aggirarli, saltarli, distruggerli...).

qualcosa insomma all'incirca rappresentabile come in questa immagine:


Una visione del genere ben si presta a ogni ambito in cui il coaching potrà essere applicato concretamente: il lavoro, la tua vita personale, le relazioni con chi ti circonda. C’è un punto A, dove sei ora, e un punto B, il punto dove tu vorresti arrivare. Ovviamente poi ci sono infiniti altri punti, più o meno distanti da B. Alcuni potrebbero essere soddisfacenti, altri potrebbero essere molto deprimenti.


La domanda è, sapendo che comunque da qualche parte dovrai arrivare, non vale la pena di scegliere verso dove puntare? È meglio scegliere di indirizzare il proprio viaggio verso un punto B (dove vogliamo arrivare) oppure è meglio lasciarsi trasportare verso un punto sconosciuto e sperare che sia soddisfacente?